Nodo d’Amore

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IL NODO D'AMORE

Solo i 15 ristoranti dell’Associazione Ristoratori conoscono la ricetta segreta del Nodo d’Amore, il vero Tortellino di Valeggio sul Mincio, unico, originale e inimitabile. Depositari della ricetta originale, saranno orgogliosi di servire alla vostra tavola una vera eccellenza italiana: uno scrigno di sfoglia dorata sottilissima arricchito di profumato ripieno di carne brasata, rigorosamente fatto a mano, come vuole la tradizione.

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L'ECCELLENZA

Grazie alla Targa Associati, affissa all’ingresso di ciascun ristorante aderente all’Associazione Ristoratori di Valeggio, potrete riconoscere ancora più facilmente i locali in cui è possibile degustare il Nodo d’Amore, il vero Tortellino di Valeggio.

Uletteran appuntamento annuale attesissimo quello del  martedì di giugno, sul Ponte Visconteo a Borghetto, ove si svolge la Festa del Nodo d’Amore: una cena all’aperto per 3.300 persone, sedute ad una tavola lunga più di 1 km per celebrare il Nodo d’Amore, il vero Tortellino di Valeggio sul Mincio.
Nata dalla combinazione tra la grande intuizione del maestro-orafo Alberto Zucchetta, cittadino onorario di Valeggio, e la passione dell’Associazione Ristoratori, la Festa offre un mix irresistibile di atmosfera e buon cibo, fra tradizione e novità.
Giunta ormai alla sua XXI edizione, la cena dei record trae ispirazione dalla storia dell’amore contrastato tra la ninfa Silvia e il capitano  Malco la cui passione è simboleggiata da un drappo di seta gialla amabilmente annodato. E a questo nodo amoroso si

ispirano i 13 quintali di tortellini, rigorosamente fatti a mano, che vengono serviti durante la cena sullo storico ponte.
Il menù vuol essere un balletto di sapori e profumi all’insegna del sistema agroalimentare veronese e dell’intero Paese; perciò esso, ogni anno, riserva grandi sorprese e novità, dando spazio a diversi prodotti che, per le loro caratteristiche di autenticità e abbinabilità al tortellino,  meritano un posto nelle ricette dei ristoratori di Valeggio.

Così sono presenti sulle tavole: il Custoza DOC e il Bardolino DOC, il prosecco DOCG vini delle colline che si distendono tra Verona e il Garda; il celebre Grana Padano® e il Monte Veronese DOP, che negli ultimi anni ha contribuito a dare vita a due delizie: lo “Scrigno di Silvia” insieme alle patate e al rosmarino, e il “Tesoro di Malco” in connubio con l’asparago e l’olio extravergine di oliva. Ma le sorprese non sono finite! Infatti, al termine della serata, verranno accesi migliaia di flambeaux, che in

sintonia con i suoni e i colori dei fuochi d’artificio, sapranno stupire, come ogni anno, gli spettatori. 
La nostra Associazione
, da oltre 25 anni con passione e dedizione si occupa di organizzare e gestire interamente questa manifestazione, ormai dalla portata internazionale, che si colloca come punta di diamante all’interno di un piano di promozione enogastronomica ed alberghiera del territorio.

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IL PIATTO CELEBRATIVO

Ogni anno, al termine della cena, è nostra consuetudine rendere omaggio a ciascun ospite con un piatto celebrativo della serata, illustrato dal maestro-orafo Alberto Zucchetta fin dalla prima edizione. Nell’edizione 2014, invece, ha portato la firma del  fumettista veronese Milo Manara, a cui è stato recentemente assegnato in California l’Oscar del disegno. Una vera e propria collezione alla quale ogni anno si aggiunge un pezzo unico..

Uletterana storia d’amore ideata ed illustrata dal maestro Alberto ZucchettaUna favola culinaria che non ci stanchiamo mai di raccontare! Ecco a voi: “LA LEGGENDA DEL NODO D’AMORE“..

Alla fine del ‘300, nel corso delle numerose guerre che segnarono l’Italia settentrionale, il signore di Milano, Giangaleazzo Visconti, detto “il Conte di Virtù“, raggiunge le sponde del Mincio con le sue truppe e vi stabilisce una testa di ponte per lo sviluppo di un piano militare contro i suoi nemici. Nel mentre, all’interno dell’accampamento delle truppe viscontee, il buffone  Gonnella,  intrattiene i soldati alla luce di

un falò, raccontando un’antica leggenda…si dice che le acque del Mincio, siano popolate da ninfe bellissime, che talvolta escono dal fiume per danzare in prossimità delle rive, ma una vecchia maledizione e costringe ad assumere le sembianze di orride streghe. Mentre tutto l’accampamento cade nel sonno, provenienti dal fiume ne appaiono alcune che

iniziano a danzare tra i soldati addormentati..solo Malco, il loro valoroso capitano, si ridesta e affronta le misteriose creature, che, vedendosi scoperte, fuggono verso il Mincio. Una di queste viene raggiunta e, nel disperato tentativo di scappare, perde il mantello che l’avvolgeva, rivelandosi inaspettatamente una splendida ninfa. Nel breve corso della notte tra i due nasce l’amore e l’alba li sorprende a promettersi eterna fedeltà. Silvia, la bella ninfa, deve ritornare nelle profondità del fiume prima del sorgere de sole e lascia a Malco, quale pegno del suo amore, un fazzoletto annodato teneramente.

Il giorno seguente giungono alla presenza del Conte di Virtù tre splendide ambascerie. Durante il ricevimento alcune belle fanciulle eseguono una danza in onore degli ospiti. Il capitano Malco riconosce in una di esse Silvia, che l’amore ha spinto ad affrontare il mondo tumultuoso degli uomini. Gli sguardi innamorati tra Silvia e Malco destano, però, la gelosia di Isabella, nobile dama, cugina del Conte di Virtù, che da tempo aspira all’amore del capitano. Spinta dalla gelosia, Isabella denuncia al Conte, come strega, la bella ninfa. La festa viene subito interrotta e dato l’ordine di arrestare Silvia. Malco impetuosamente si frappone tra la fanciulla amata e le guardie, consentendole di fuggire verso il fiume, poi si arrende e consegna la spada al Conte adirato. Al calar della sera Isabella si presenta a Malco, che langue in una cella:  tormentata per il suo gesto invoca disperatamente il perdono e la comprensione del prigioniero. Mentre i due si parlano, riappare Silvia, ancora una volta emersa dal fiume, per salvare l’amato, costringendo Isabella a ri-

tirarsi sconfitta. Silvia propone a Malco l’unica via di scampo: non sulla terra, dove ormai non ci può essere felicità tra i due amanti, ma nelle acque, dove vivono le ninfe. Malco accetta senza esitazione e si dirige con Silvia verso il fiume Mincio. Il conte di Virtù allertato dalle guardie si lancia all’inseguimento, ma viene momentaneamente fermato da Isabella, la quale, pentita, chiede rispetto e comprensione per un amore che non conosce limitazioni. Arrivati al fiume, poco dopo che Silvia e Malco si sono lanciati nelle acque, il conte di Virtù trova abbandonato sulla riva il fazzoletto di seta dorata, simbolicamente annodato dai due amanti, per ricordare il loro eterno amore. Ancora oggi si racconta come le donne e le ragazze di quel tempo, durante i giorni di festa, avessero voluto raccontare la storia dei due innamorati, tirando una pasta sottile come la seta, tagliata e annodata come il fazzoletto d’oro e arricchita di un delicato ripieno. Era nata la leggenda del Tortellino di Valeggio.